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Città di Scalea

Scalea è uno dei paesi più importanti e più antichi dell’Alto Tirreno Calabrese. Nelle grotte di Torre Talao, sono stati rinvenuti, nel corso di scavi archeologici, manufatti di pietre ed ossa dell’epoca paleolitica.

Durante la civiltà del bronzo, del ferro e nella fase protostorica (X-VII secolo a.C.) gli uomini vivevano nelle valli del Lao in piccole comunità: prova di questo periodo è lo scoglio di Torre dell’isola, una delle prime stazioni dell’uomo nell’Italia meridionale. Durante gli scavi nelle grotte di Torre Talao sono state rinvenute prove della fase mousteriana in Calabria, oltre i resti della fauna pleistocenica riferibili all’industria paleolitica media, periodo che va da 160.000 a 40.000 anni fa.

I predetti ritrovamenti confermano la presenza dell’uomo di Neanderthal.

Successivamente la zona era stata dapprima terra degli Enotri fino a quando i Greci Sibariti, per raggiungere la loro colonia di Poseidonia (Paestum), nel 600 a.C. fondarono la città di Laos. Essa fu una città costiera posta sulle prime alture del fiume Lao.

Laos si può considerare antenata di Scalea, così come la romana Lavinium nel modo in cui testimoniano i numerosi ruderi di ville romane di epoca imperiale sparse nella piana e nelle prime alture.

A Scalea nel VII secolo vivevano gli Anacoreti, monaci eremiti greci e bizantini che trascorrevano la loro vita ascetica in piccoli rifugi come le grotte della Scalicella. A questi nel secolo IX si aggiunsero i monaci che avevano lasciato la Sicilia per l’invasione degli Arabi.

Il nucleo originale di Scalea sorse durante il periodo delle lotte tra Bizantini e Longobardi, i quali costruirono una Rocca che in seguito i Normanni ampliarono con un castello. Il borgo sorto ai piedi del castello divenne come una fortezza sul mare e fu denominato Scalea forse per il suo sviluppo sui gradoni del Colle simile ad una scala.

E’ proprio in epoca normanna che Scalea diventa centro importante soprattutto negli scambi commerciali potenziando così l’attività mercantile e marinara.

Agli inizi del secolo XIV Scalea fu un importante scalo marittimo, ed in seguito alla sua ribellione agli Angioini, divenne terra demaniale con il sensibile sgravio fiscale che agevolò notevolmente ogni attività produttiva e commerciale. Di tale opportunità si avvantaggiò la marineria di Scalea che divenne una delle più rinomate della Calabria. Le sue navi toccavano i più importanti porti del Mediterraneo.

Durante il periodo angioino-aragonese la popolazione di Scalea salì ad oltre 5000 abitanti. Successivamente a causa delle guerre, delle incursioni saracene e delle epidemie si registrò un’inversione di tendenza che si risolse in un calo demografico che giunse a dimezzare la popolazione totale con un esodo nei casali di Scalea.

Nel XVI secolo scoppiarono in varie parti della Calabria moti antifeudali ed anche Scalea prese parte attiva contro il Regno di Napoli.

Il secolo XVII fu uno dei più duri, una serie di terremoti provocarono molti danni, a questi si aggiunsero con inclemenza pestilenze e carestie che si fecero sentire a Scalea.

Il centro storico di Scalea è dominato dai ruderi del castello risalente all’ XI secolo, costruito dai Normanni. Scalea che era sotto il dominio dei Bizantini, verso la fine del VI secolo fu occupata dai Longobardi. Essa rimase per circa 3 secoli arroccata sulla cima della sua rocca, cinta dalla muruglia delle sue case legate tutte insieme e aperta all’esterno con due porte: quella militare, in cima, presidiata dalla fortezza del Gastaldo e trasformato in castello dai Normanni e quella cittadina sullo spiazzo Cimalonga.

Scalea rimase rocca longobarda finché alla fine dell’ VIII secolo, Carlo Magno sottomise tutti i ducati.

Con il ritorno dei Bizantini, Scalea visse la sua vita di Kastellion, vide l’arrivo dei monaci basiliani ed incominciò a subire le incursioni saracene, dalle quali poté essere liberata nell’ XI secolo dai Normanni.

Il castello divenne fortezza militare nel secolo XIII, quando la signoria feudale era della famiglia Loira. In esso nel 1250 nacque Ruggero di Lauria, poi grande ammiraglio della flotta angioina-aragonese. Successivamente il castello fu confiscato e passò al regio demanio.

Verso il 1449 il feudo ed il castello di Scalea furono acquistati dal duca Francesco di Sanseverino. Nel 1501 fu acquistato da Giovanni Caracciolo e, nel 1525 passò alla figlia Isabella che andò in sposa a Ferrante Spinelli duca di Castrovillari che divenne il nuovo proprietario del castello. Alla morte di Francesco Spinelli il castello rimase di proprietà della famiglia fino alla fine della feudalità.

Poi fu venduto dagli eredi agli attuali proprietari. Il castello fu abbandonato alla fine del XVIII secolo e presto andò in rovina. Tra i suoi ruderi nel 1908 fu costruito il serbatoio del primo acquedotto di Scalea.

Un antica leggenda narra che il castello sia collegato con un passaggio sotterraneo all’antica Torre Talao che sorge su un imponente scoglio e costruita nel XVI secolo per fare parte del sistema difensivo voluto da Carlo V[19] per fronteggiare le incursioni turche.

Oggi Torre Talao è di proprietà del Comune di Scalea.

L’interno di Scalea è un intrigo di scale, vicoli, larghi, supporti ed archi. Una delle caratteristiche del nucleo storico sono i “Suppuorti” tratti coperti delle vie, nata dalla necessità di costruire, per motivi di difesa, le case una sull’altra.

Nella zona delle “Case Basse” si denotano edifici di epoca bizantina(IX e X secolo) posti nel versante nord-est. Qui è posta anche la chiesetta dello Spedale, costruita dai monaci Basiliani e formata da due navate e tre absidi con annesso un dormitorio, una sala da pranzo e un soggiorno, ed utilizzata per dare assistenza ai pellegrini durante le crociate.

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